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settembre 8th, 2007 at 09:41

L’Atalanta premia Bruno Divina

in: Calcio

 

 

(da l’Adige)

 

Lo ricordano bene a Bergamo Bruno Divina. Il vulcanico ex giocatore di Borgo Valsugana è stato una bandiera della difesa orobica dal 1970 al 1976, tanto da giocare 150 partite consecutive da terzino roccioso. E l’Atalanta che quest’anno festeggia il secolo di vita, lo ha ricordato con tanto di medaglia consegnata nel corso di una solenne cerimonia a Bergamo. E che sia ancora un personaggio nel cuore dei tifosi non più giovanissimi lo testimonia il paginone che l’Eco di Bergamo gli ha dedicato e dove Bruno Divina si racconta.

Bruno Divina, come è arrivato all’Atalanta?

«Ci sono arrivato nell’ultimo giorno di mercato del 1970 quasi per caso. Mi voleva Maestrelli alla Lazio (che poi vinse lo scudetto nel 1974 ndr), che già mi aveva avuto a Reggio Calabria, ma Previtali mi portò a Bergamo con uno scambio con Poppi».

Fu contento di andare a Bergamo?

«All’inizio ero diffidente ma poi la società dimostrò grande serietà tanto che ci rimasi sei stagioni».

Prima di Bergamo dove aveva giocato?

«Nel Rovereto in serie D e poi nella Pistoiese in serie C».

Suo successore all’Atalanta fu un certo Cabrini

«Arrivò nel mio ultimo anno all’Atalanta. Quell’anno dovevo giocare poco per lasciare spazio al giovane Cabrini ma in realtà giocai moltissimo spostato in mediana». Al primo anno arrivò anche la promozione in serie A «Ricordo le emozioni del duplice spareggio con Bari e Catanzaro a Bologna. Che bello!».

Poi nel 1973 la retrocessione in C…

«Brutta stagione. Forse avevamo sottovalutato la situazione. Finimmo in B per differenza reti».

Come ha fatto a giocare 150 partite consecutive?

«Un pizzico di fortuna e poi l’esperienza. Gli errori che avevo commesso in precedenza mi erano serviti. Ero abbastanza indisciplinato tanto è vero che Maestrelli, quando ero alla Reggina, mi mise fuori nelle ultime dieci giornate di campionato. Certe lezioni poi ti servono…».

Lei ha giocato anche con Scirea…

«Ho un bellissimo ricordo di lui. Quando arrivò non parlava mai e dovevo incoraggiarlo per convincerlo a farsi sentire dai difensori. Poi è diventato quel campione, sia sportivo che umano, che tutti hanno conosciuto. Legò subito con Cabrini e la Juventus se li prese. Che carriera che hanno fatto…».

Lei è soddisfatto della sua di carriera o ha qualche rammarico?

«Forse un piccolo rammarico ce l’ho: mi sarebbe piaciuto crescere in un settore giovanile professionistico. Forse avrei raggiunto qualche traguardo in più. Ma non posso lamentarmi e ringrazierò sempre l’Atalanta».

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